Un pavimento in legno si rovina quasi sempre per cose successe prima della posa. Ecco le verifiche che facciamo, le due tecniche di posa e quando conviene levigare invece di sostituire.
Un pavimento in legno si rovina quasi sempre per cose successe prima della posa. Il legno è materiale sano: se il sottofondo è giusto e l'umidità è sotto controllo, dura decenni. Se non lo è, non c'è colla che tenga.
È la verifica numero uno e si misura, non si stima a occhio. Un massetto cementizio che sembra asciutto in superficie può essere ancora umido in profondità: si posa sopra, e sei mesi dopo il pavimento si imbarca.
Il massetto deve essere piano entro tolleranze strette. Le gobbe e gli avvallamenti non si recuperano con la colla: si livellano prima, con rasatura o autolivellante, altrimenti restituiscono punti che suonano a vuoto sotto il piede.
Il ciclo di messa a regime dell'impianto va completato prima della posa, non dopo. È il passaggio che fa uscire l'ultima umidità residua del massetto e che, se saltato, si paga con le fughe aperte al primo inverno.
Il legno arriva in cantiere e resta lì, nella stanza dove verrà posato, con la casa alle sue condizioni normali di temperatura e umidità. Posare legno appena scaricato dal furgone è un errore che si vede in primavera.
Alza il piano di calpestio: le porte già montate vanno ripassate, le soglie vanno raccordate. Se posiamo il pavimento e produciamo noi le porte, le due quote le teniamo insieme fin dal rilievo.
Il parquet entra tra gli ultimi. Dopo intonaci, massetti e imbiancature: prima significa proteggerlo per settimane e comunque rovinarlo.
La posa incollata a tutta superficie è quella che usiamo nella maggioranza dei casi. Il pavimento diventa solidale al massetto: cammina meglio, suona pieno, trasmette il calore dell'impianto a pavimento senza l'intercapedine d'aria che fa da isolante. È obbligata sulla spina di pesce e sui grandi formati, ed è l'unica scelta sensata sopra un riscaldamento a pavimento.
La posa flottante — doghe incastrate tra loro su un materassino, senza colla al sottofondo — costa meno e si smonta. Ha senso quando il sottofondo non è aggredibile, quando la posa deve essere reversibile, o su superfici contenute. Il compromesso è acustico: sotto il piede un flottante suona più vuoto, e il materassino riduce ma non annulla la differenza.
Sopra una ceramica esistente si può posare, e spesso è la soluzione che evita la demolizione. Vanno verificate adesione delle piastrelle, planarità e la quota che si guadagna: ogni millimetro conta sulle porte e sulle soglie.
Un pavimento in legno con lo strato nobile sufficiente si recupera invece di sostituirlo. La levigatura toglie qualche decimo di millimetro di superficie e con essa graffi, aloni e vecchia vernice; poi si rifinisce a vernice o a olio.
Quante volte si può fare dipende da quanto legno c'è sopra: un massello si leviga più volte, un prefinito con 4 mm di strato nobile due o tre volte, uno con 2,5 mm una sola volta. È il motivo per cui, nella scelta del pavimento, lo spessore dello strato nobile conta più dell'essenza.
La levigatura non risolve tutto e preferiamo dirlo prima: doghe scollate, fughe aperte in modo stabile o macchie passate in profondità restano. In quei casi si valuta la sostituzione parziale o integrale, e vi diciamo quale delle due conviene guardando il pavimento, non al telefono.
La squadra parte da Fontanelle, in provincia di Treviso, e lavora soprattutto nel raggio breve: Treviso, Conegliano, Oderzo, Vittorio Veneto, Motta di Livenza, il Pordenonese, con Venezia e Padova raggiungibili in giornata. È la stessa squadra che esegue il montaggio delle porte: se in casa vanno entrambi, farli fare insieme evita il problema più comune dei due cantieri separati, cioè la luce sotto le ante.
Per un preventivo servono tre dati: metri quadri, tipo di sottofondo e se c'è riscaldamento a pavimento. Rispondiamo anche fuori dagli orari d'ufficio.
L'umidità residua si misura con lo strumento, non si stima a occhio: un massetto asciutto in superficie può essere ancora umido in profondità. Se il valore non è nei limiti non posiamo, perché il pavimento posato su un massetto umido si imbarca nei mesi successivi e non è un difetto recuperabile.
Nella maggior parte dei casi sì, ed è la soluzione che evita la demolizione. Vanno verificate l'adesione delle piastrelle esistenti, la planarità e soprattutto la quota che si guadagna, perché ogni millimetro in più si ripercuote sulle porte e sulle soglie.
Incollata nella maggioranza dei casi: il pavimento diventa solidale al massetto, cammina meglio, suona pieno e trasmette il calore dell'impianto a pavimento. È obbligata sulla spina di pesce e sui grandi formati. La flottante costa meno e si smonta, ma sotto il piede suona più vuota.
Dipende dallo spessore dello strato nobile. Un massello si leviga più volte; un prefinito con 4 mm di legno in superficie due o tre volte; uno con 2,5 mm una sola volta. È il motivo per cui, in fase di acquisto, lo spessore dello strato nobile conta più dell'essenza.
Il legno entra tra gli ultimi lavori, dopo intonaci, massetti e imbiancature. Sulle porte l'ordine conta perché il pavimento alza la quota di calpestio: se le porte sono già montate vanno ripassate. Quando produciamo le porte e posiamo il pavimento noi, le due quote le teniamo insieme fin dal rilievo.
Sì, dopo averli visti. La levigatura recupera graffi, aloni e vecchia vernice, ma non risolve doghe scollate, fughe stabilmente aperte o macchie passate in profondità: in quei casi vi diciamo se conviene una sostituzione parziale, e lo diciamo prima di iniziare.
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